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Area archeologica di Sant'Anastasia  

 

SITO CERTIFICATO HERITY

 

L'interesse archeologico del sito di Santa Anastasia era noto già dall' inizio del secolo grazie alle indagini di scavo operate fin dal 1913.

pozzoIn quell' occasione fu messo in luce un tempio nuragico del tipo a pozzo (Sa funtana de Is Dolus) realizzato con massi in basalto e costituito da una camera a pianta circolare, coperta a tholos, profondamente scavata nel suolo, cui si accede mediante una scalinata protetta da uno stretto corridoio, coperto con lastroni disposti a piattabanda.

Il Taramelli ha ipotizzato anche la restituzione ideale dei prospetti frontali e laterali dell' edificio sacro sulla base di alcuni conci in trachite e calcare, ornati con motivi incisi e a sbalzo, rinvenuti non lontano dal pozzo. Questi conci e altri con bozze mammillari in rilievo sembrano pertinenti ad un secondo tempio a pozzo, situato ugualmente nei pressi della chiesa.

Nel 1913 fu scavato anche il pozzo, di diametro più ristretto e a sezione conica, conservato all' interno della chiesa che da il nome al sito. In questo pozzo furono rinvenuti numerosi vasi dell' età del Ferro (VIII sec. a.C.).

Scavi effettuati negli anni ottanta hanno messo in luce un grande recinto ad andamento curvilineo, in parte fiancheggiato da un camminamento di lastre di scisto, all' interno del quale si individuano diverse capanne. Si tratta dei resti parziali di un vasto insediamento nuragico a carattere civile e religioso protrattosi dal Bronzo pozzo2Recente alla prima età del Ferro (fine VIII sec. a.C.) e frequentato occasionalmente anche in tempi successivi.

Nel tratto Sud-est il grande recinto si addossa ad un ampio vano circolare (capanna 5), che aveva verosimilmente la funzione di Sala del Consiglio.

La capanna 5 ha restituito reperti di straordinaria importanza. Oltre agli elementi di arredo in pietra tra i quali spicca un altare modellato a foggia di torre nuragica, sono numerosi i reperti mobili alcuni dei quali praticamente unici finora nel contesto materiale nuragico conosciuto.

Oltre alle ceramiche lo scavo ha, infatti, restituito lingotti in piombo e un orcio contenente numerosi manufatti in bronzo. Ai lati dell' orcio, rinvenuto sotto il pavimento, furono nascosti tre splendidi bacili in bronzo, riposti uno dentro l' altro.

 

 

Casa Pilloni

La Casa Pilloni è posizionata nella parte più antica del centro abitato di Sardara a ridosso e in comunicazione diretta con gli scavi archeologici di Santa Anastasia.
L'intera corte, prima proprietà degli eredi del dott. Emilio Pilloni, è stata acquisita nel 2003 dall'Amministrazione Comunale grazie ad un finanziamento della Regione legato alla Misura 2.1 del P.O.R. Sardegna 2000-2006 e denominata "Risorse Culturali".
L'impianto principale della casa, non essendo disponibili documenti di nessun tipo, è difficilmente databile; però, visti i materiali, alcuni elementi archittetonici, le tecniche costruttive e la sua posizione all'interno del centro abitato, appare verosimile che la sua costruzione, almeno quella della parte più antica, sia avvenuta parecchi secoli addietro, con buona probabilità prima del XVII secolo.

Tipologicamente, l’ampio lotto di Casa Pilloni così come strutturato prima dell’intervento di restauro, è da classificare come casa campidanese a corte anteriore di medio-grande proprietario; oltre agli ambienti strettamente residenziali erano presenti buona parte degli ambienti tipici delle case rurali: stalle, pagliaio, granaio ecc.

Oggi Casa Pilloni si propone come centro servizi; uno spazio polivalente finalizzato alla valorizzazione e fruibilità del sito archeologico di Santa Anastasia. Sono infatti disponibili spazi espositivi, spazi per la multimedialità e la didattica, la biglietteria con bookshop e gli uffici del personale.

Il Centro Servizi è raggiungibile da via Eleonora d’Arborea e da vico Santa Anastasia.

 
La chiesa  

La Chiesa di S. Anastasia a Sardara, non è segnalata nella storia dell' architettura medievale dell' isola. Forse l' occasione propizia sarebbe toccata al Taramelli quando si accinse ad abbattere la facciata della chiesetta per allargare le conoscenze archeologiche sul pozzo sacro e votivo. La chiesa assume così dopo un primo esame le caratteristiche distributive simili a quelle della chiesa di S. Michele di Siddi, per cui la pianta è composta da due navate separate da archi a sesto acuto poggianti su pilastro in pietra. L'unica abside è in corrispondenza della navata meridionale.

Nello scavare il Taramelli porta in luce un' abside semi-circolare senza che le misure coincidano. Inoltre trattandosi di un monumento che sino ad oggi non era mai stato ispezionato, né mai preso in considerazione poiché l' elemento di attrazione era il pozzo sacro e riponendo una più attenta osservazione sull' edificio, la verifica viene ripresa con riferimenti al periodo precedente che è sull' arte Bizantina.

L' arte Bizantina nasce in Sardegna nel V secolo, si sviluppa sino all' VIlI sec. e muore nell' XI sec. sia per la penetrazione del romanico. sia per la sovrapposizione del rito latino a quello greco. Questo influsso seguito attraverso le chiese si diffonde in tutta l' isola anche e soprattutto a giova­mènto di una maggiore penetrazione dei riti della religione di Bisanzio.

Le chiese nascono con pianta a croce greca e volta a bacino poggianti su un quadrato formato all' incrocio da due bracci della navata.
 
Orari di apertura  

 

Il sito è aperto
nel periodo invernale dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 19

nel periodo estivo che va dal 1° giugno al 30 di settembre
dalle ore 9 alle 13 e dalle 17 alle 20